Una riflessione danzata sull’identità dell’uomo e sul valore dimenticato del gioco. Un performer si muove tra oggetti simbolici, una giacca e un bicchiere, trasformandoli in strumenti di esplorazione, ironia e libertà. La coreografia abbandona la rigidità dell’adulto per riscoprire la leggerezza del gesto ludico, rivelando come il gioco non sia un’attività infantile da superare, ma una forza essenziale e universale, capace di connettere corpo, mente e immaginazione.
Ispirata alle teorie di Huizinga, la performance mette in discussione le sovrastrutture sociali che definiscono cosa significhi “essere uomini”, invitando a un ritorno all’essenza: il movimento spontaneo, la curiosità, la creatività. Un viaggio fisico e poetico verso l’autenticità, dove la danza diventa linguaggio di resistenza e possibilità.